Stavo facendo le solite coccole della buonanotte con Natalie; era rannicchiata accanto a me con la testa appoggiata sul mio braccio destro. La mia mano libera le accarezzava la pancia, avventurandosi di tanto in tanto sui suoi seni o giù nel giardino segreto delle delizie, ma tutto ciò avveniva senza uno scopo preciso e quasi distrattamente. Era il nostro modo naturale di metterci a letto; a volte le coccole portavano ad altro e gradualmente si trasformavano in un atto d’amore; altre volte ci addormentavamo e basta.
C’è uno strano punto a metà tra la veglia e il sonno in cui non sono più sicuro di dove siano i confini del mio corpo e dove inizino quelli di mia moglie; quale arto appartenga a chi e se siamo davvero due esseri separati e stavo iniziando a sentirmi davvero pesante quando inaspettatamente ho sentito la sua voce assonnata:
“Quindi, quella piccola confessione che hai fatto l’altro giorno… Sai, quando ero fuori e ti sentivi un po’ eccitato e hai preso una delle mie mutandine dal cesto della biancheria… Allora, dimmi, come ti è venuta l’idea?”
“Ah, quello…”, “Era un po’ imbarazzante entrare nei dettagli, ma non avevo scelta”, “beh, la verità è che non erano tanto le tue mutandine che volevo riempire di sperma… ma quello che c’è dentro.”
“Oh. Non sono sicura di aver capito bene cosa intendi…”, disse Natalie maliziosamente, “credo che mi piacerebbe sentire qualche dettaglio in più su ciò che hai immaginato…”
“Beh, ti ho immaginata sdraiata sul letto, tutta nuda, con indosso solo le tue calze autoreggenti nere… E ti stavo spiando. Avevi le gambe aperte e ho visto la tua fica rosa e ho immaginato che ti avrei tenuto il mio cazzo duro come una roccia molto vicino e non sono riuscito a trattenermi e sono venuto su di te e come è schizzato fuori tutto… e poi mi sono sentito sempre più eccitato e non vedevo l’ora che tornassi a casa…”
“Vuoi dire… tipo… volevi venire sulle mie parti intime?”
“Mmm, immagino di sì. Voglio dire, a volte penso che sia un peccato non poter vedere la tua fica quando facciamo l’amore…”
“Oh, che sciocchino,” ridacchiò Natalie, “Perché non me l’hai chiesto? Forse te l’avrei permesso.”
“Non ho osato… Mi sembrava una cosa sciocca da fare. Inoltre, non ero sicuro che ti sarebbe piaciuta. È un po’… infantile. E non ero sicuro che ti fosse piaciuta.”
Natalie rimase in silenzio per un attimo, poi all’improvviso disse: “Quindi vuoi che mi metta i collant?”
“Oh, tesoro…”
“Bene, allora distogli lo sguardo, chiudi gli occhi e potrei sorprenderti.”
E l’ho sentita aprire dei cassetti, un po’ di fruscio, dei rumori ovattati, e poi ha detto: “Che ne dici di questo?”
Ed eccola lì, sdraiata sul letto proprio come l’avevo immaginata quando fantasticavo su di lei. Le sue gambe erano divaricate e la sua fica era parzialmente visibile. Ero super eccitato a quel punto e non vedevo l’ora. C’era solo un piccolo dettaglio.
“Oh, tesoro, ti dispiacerebbe… aprirti un po’ così posso vedere tutto…”
Natalie si passò lentamente le mani lungo la pancia, attraverso la sua folta peluria nera, e si divaricò la vagina con le dita. Mi guardò negli occhi e gemette:
“Voglio vedere la tua faccia quando arrivi. E dimmi cosa stai facendo!”
“Ehm… riesco a vedere tutto, ma non riesco ad avvicinarmi abbastanza…”. L’angolazione non era adatta a quello che avevo in mente di fare.
Natalie rise, prese un cuscino e se lo mise sotto il sedere. Amo mia moglie, è così… pragmatica!
“Va meglio così?”
“Oh, perfetto.”
Ed eccomi lì, con il mio cazzo proprio davanti alla sua fica aperta; la cosa che avevo fantasticato quel giorno in cui lei era fuori. L’ho infilato dentro e poi l’ho ritirato lentamente. Il mio cazzo era bagnato e luccicante dei suoi fluidi. Devo ammettere che a questo punto ho quasi abbandonato il piano. Oh, sarebbe stato così bello scivolare dentro di lei; sentire il movimento fluido dentro e fuori; avvicinarmi sempre di più, sentire il momento in cui lei contrae i muscoli della schiena mentre il momento si avvicina e poi venire insieme, pompare il mio seme dentro di lei e poi crollare e rilassarsi e sapere quanto a Natalie piace la sensazione di me che mi rimpicciolisco lentamente dentro di lei (come mi ha detto un giorno con mia sorpresa). Ma poi la vista di lei e il pensiero della sua fica ricoperta del mio sperma, come l’avevo immaginata, erano troppo allettanti per rinunciarvi. Così ho iniziato a masturbarmi.
“Oh, tesoro, dimmi cosa vedi…”, sussurrò Natalie.
Ero così eccitato che sospetto che le frasi che mi sono uscite siano un po’ incoerenti.
“Oh tesoro, ti amo così tanto! Adoro la vista della tua figa. Volevo che la aprissi e che vedessi le tue labbra vaginali; quel piccolo bottone del clitoride e il buco da cui sono usciti i nostri bambini. Adoro il suo odore e adoro il suo sapore. Non sai quanto sei sexy… Voglio guardare la tua figa mentre vengo; voglio vedere come eiaculo il mio seme su di te. Sento quanto sono duro, sento il mio sperma che vuole schizzare fuori e coprirti. Sto tenendo il mio cazzo e lo punterò verso di te… Eiaculerò sulle tue dita e lo lascerò scorrere fino al tuo buco… Oh tesoro, sto venendo!!!”
A quel punto non riuscii più a trattenermi e il mio cazzo iniziò a sussultare e spruzzai gocce bianche su tutta la sua figa. Natalie emise un piccolo gemito e spinse il bacino in avanti a ritmo con la mia eiaculazione.
Poi lei gridò:
“Per favore, spingilo dentro!”
Ho spinto il mio cazzo dentro di lei con tutta la forza che avevo. Natalie era bagnata tanto dai suoi fluidi quanto dai miei, le sue labbra vaginali spalancate e scivolose; mi sembrava di spingere il mio seme dentro di lei, come se stessimo invertendo la solita fuoriuscita. Per un lungo periodo sono rimasto immobile mentre i fianchi di Natalie facevano piccoli movimenti che mi davano la sensazione che la sua vagina stesse risucchiando la punta del mio cazzo dentro di lei.
Ci siamo baciati e poi ci siamo calmati gradualmente. Siamo rimasti lì, felici l’uno tra le braccia dell’altra, a guardarci, e all’improvviso Natalie ha iniziato a sorridere con un’espressione ironica.
“Prima che me ne dimentichi, tesoro… Ecco qualcos’altro per te.”
E tirò fuori da sotto il cuscino un paio di mutandine nere. Esattamente le stesse di cui parlavo nella mia confessione. Me le porse beffardamente e disse:
“Ecco qualcosa per pulire, tesoro… Questa volta, quando farò il bucato, non mi chiederò perché i vestiti siano così secchi e incrostati!”